La chiave dell'ascensore

242 Short Film Festival 4a edizione
Demo de "LA CHIAVE DELL'ASCENSORE" di Agota Kristof

adattamento scenico e regia di Jeppo Rubino
in scena: Barbara Brizi
in video: Dino Abbrescia,Gianluca delle Fontane


La messa in scena del romanzo breve di una delle più grandi scrittrici ungheresi contemporanee.

La messa in scena punta ad una riuscita sinergia tra palcoscenico e mezzo audiovisivo, a significare lo straniamento di una realtà che, dialogando nel chiuso recinto delle immagini mentali, finisce con l'auto annientarsi.

Sono proprio le immagini della mente della protagonista che proiettandosi sul palcoscenico, si riflettono avvolgendo la scena, formandola e completandola, dando modo al marito ed al medico di rivivere costantemente nei ricordi della donna, diventando il suo quotidiano tormento, la sua prigione, la sua punizione.

Così il lungo monologo della giovane Barbara Brizi, via via sempre più impotente a raggiungere una realtà fuori di lei, è ritmato dagli interventi in video del marito e del medico, che si muovono all'interno delle video proiezioni, con effetti di forte suggestione e spiazzanti colpi di scena.

Il risultato è di assoluta novità nel linguaggio dell'attuale comunicazione teatrale.

Note di regia

In questa particolare formula scenica, la protagonista dialoga con le immagini della sua mente, dando vita ad una triplice dimensione: realtà, ricordo e inconscio.

L'azione in palcoscenico interagisce con l'azione in video, creando spazi e volumi scenici innaturali ed allostesso tempo reali e presenti.

Il progetto registico parte proprio da una ricerca mirata alla fusione tra scena teatrale e mezzo audiovisivo, si realizza attraverso una perfetta interazione tra l'attrice sul palcoscenico e gli attori in video, all'interno di una scenografia proiettata su di uno schermo che ne delinea i margini, ed integrata dall'ausilio di semplici oggetti di scena, quali una finestra sospesa nel vuoto, un tavolo, una sedia a rotelle.

Il lungo monologo della protagonista è ritmato dagli interventi in video del marito e del dottore, che si muovono nella scena proiettata con un che di misterioso e distorto, a sottolineare la trasposizione tra proiezione mentale e scenica, mentre dalla finestra vediamo lo scorrere del tempo, l'alternarsi delle stagioni, la materializzazione degli incubi.

La musica originale, gli ambienti sonori ed i toni luminosi, sono essenziali ma presenti, caratterizzati dai toni stessi del testo, di cui rinforzano le già suggestive emozioni.
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ritratto di Jeppo Rubino
Approvato, Blogger, Professionista
Jeppo e' un nick che mi accompagna da quando avevo poco piu' di otto anni. Da uno scherzo pian piano e' diventato un segno di riconoscimento nei miei diversi e spesso contemporanei percorsi artistici. Mentre suonavo la mia Fender, cercavo di fissare un'immagine su di una tela, realizzavo...

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