i mini raccontini : "Mix nostalgico"
E che sarà mai? Prima le buste in macchina e poi il resto. Doppia fila davanti al portone, un paio di viaggi ed è fatta. Poi mi rilasso. Accendo il computer. Scarico la posta. Drink e sigarette.
- Ciao mà, sono arrivato
- Tutto bene il viaggio? Ha piovuto? Hai scaricato la macchina? Hai già parcheggiato? Sei a casa? Hai mangiato i fagioli? Le salsicce?
- No, sì, no, sì, no, no, ora, dopo....
- Bene, bene, io e tuo padre siamo rientrati ora, è freddissimo
- Ok, ciao
- Aspetta!! Ricordati le verdure! Devi consumarle altrimenti congela! Il formaggio va subito in frigo. Le uova anche. I dolci no, possono stare fuori...
- Si mà, capito!! Fammi andare!
- Vai amore, il Signore è con te.
Mi guardo intorno, il portiere fa un cenno di saluto sotto i baffi larghi.
Via le scarpe, via i jeans. Seguo le istruzioni-provviste a casaccio. Doccia e musica. Brenda abbaia e scodinzola a ritmo. Mentre l'acqua scende vedo le luci di città. Me sull'auto in corsa, stracarica, mentre Roma si apre a destra della A1, paesaggio lunare.
Entrare in casa è come salire su un'astonave, tutto è piccolo senza aria. In campagna, invece, l'orizzonte sembra irreale, sconfinato, aperto. Le narici più ricettive. Disturba quasi il silenzio e le stelle, troppo grandi, incombono. Profili collinari stagliati sul tramonto, aria fredda con particolari nitidi, lontani ma vicini, a piani ribaltati. Mare, tanto mare, a chiazze blu e oro, riflessi cangianti, scorci pittoreschi di bellezza solitaria.
"Love me tender, love me true..." Paolo sul display:
- Bè che vuoi?
- Sei tornato? ehh?
- Ora
- Facciamo un salto dal Roscio? Sto quasi sotto da te
- Non so.. Vabbé, dai. Stavo in mutande però, dammi 10 minuti
- Ok
- Ok
La birra scende leggera, Paolo è il solito muro di gomma, tutto rimbalza. Le mani unte di patatine.
Penso ai fagioli e alle salsicce. A quest'ora già dormono. Fuoco nel camino e fuori freddo condensato da tagliare a fette. Gatto acciambellato sulle gambe di mamma, papà testa reclinata in dietro e telecomando nella mano. Tra un po si svegliano dal torpore del divano e poi a letto, pipì, imprechi e preghiere.
Paolo si passa la mano tra i capelli.
- Domani? Lavori?
- Domani? Certo che lavoro! Mica come te che sei uno stronzo in vacanza!
Ride, beato lui. Intanto certi hanno cominciato ad insultarsi, ci mancava la rissa ora. Vola il boccale di birra. Avverto un dolore lancinante, dove non so, non distinguo. Dormo anch'io.... mamma.. papà..
Quando rientro in me capisco che non sono morto. Sto facendo colazione sotto al porticato dove le viti d'uva disegnano semirette nervose e annodate come certe mani di contadino. Il cielo è nitido, il verde è verde vivace là dove è chiazzato di reti per la raccolta delle olive. Mamma spazza le foglie secche con la scopa di vimini.
- Giampiero!!! Allora? Cazzo! M'hai fatto spaventare!
La faccia di Paolo è bianca. Gli rispondo che è uno scemo, ma la voce non esce, non subito, quando ci riesco siamo già fuori verso casa.
- Ma perché sorridevi? Mai visto uno che incassa un pugno d'un altro e sorride come un coglione!!
- Ero da un'altra parte.
- Vabbé!! Misà che hai preso prprio una bella sveglia!
- Sì. Misà.
Sorrido.
Roma, dicembre 2009
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