i mini raccontini : "La Ditta del Capo e Culo Secco"
La Ditta del Capo e Culo Secco
Tacchetti nervosetti TIC TAC TIC TAC TIC TAC, capigliatura da diva, aria satura di profumo, sono i soliti segnali, inconfondibili, un attimo ed appare la moglie del Capo. La "brasiliana", osserva e controlla i dipendenti. Di glutei tondi e turgidi, e magicamente oscillanti al ritmo di samba, nessuna traccia, ne di perizoma mozzafiato esibito con generosità solare ad accarezzare sogni calienti. Piuttosto un più che mai assente di dietro, asciutto e stretto di fianchi, svuotato di ogni bene. Un poco ci fa pena, il Capo, ma solo un poco.
Il dottor Rano è arrogante, le sue battute in piena attività sono deprecabili ma, tuttavia, rigeneranti perché alla fin fine, producono effetti positivi su noi dipendenti, infatti arriviamo alla conclusione che l'inpegno del lavoro è poca cosa in confronto alla tortura di sentirsi ripetere..
"Avete visto come sono bravo? Ehhh se non ci fossi io a dire come dovete fare!"
"Non dormo mica io! Lavoro per voi!"
e poi impietosamente
"Al bagno io leggo tutti i manuali!"
Inevitabilmente, anche se non vorremmo nella maniera più assoluta, ce lo vediamo davanti come stampato su uno schermo mentre caga e scorreggia seduto in cravatta. Mutande calate, manuali aperti sulle ginocchia pelose, mani, Dio volesse! pulite, sfoglia pagine di cui difficilmente comprenderà concetti e strutture. Urge pensare ad altro, sguardi complici di traverso, guai a farsi beccare, lasciar pure che la sua autoproclamazione svetti fino al grottesco per annientarsi... PLOF-PRRRRRRR-PLOOOFFF .
Non conosce limiti il dottor Rano e c'è anche il malcapitato di turno, redarguito per uno o l'altro motivo, che in diretta assiste alla sua trasfigurazione, volto congestionato e voce stridula, accento marcatamente calabrese, bestemmioni e sproloqui. Passati 30 minuti circa inclusa autoproclazione, darà pacche sulle spalle e dirà "Siamo una famiglia!", questo giustifica la sfuriata perché i figli vanno ben educati.
E sappiamo che è già un bel carico, ma è doveroso a rigor di cronaca semplicemente perché accade, dire che il suo enarrare potrebbe ancor più scadere se solo arriva a parlar di "Donne". Allora allo stesso malcapitato maschio esibisce fatti irripetibili per volgarità con controindicazioni note, soprattutto sul posto di lavoro in orario di lavoro, però il Capo non desiste, anzi insiste pur di dare quella certa immagine maschia di sé e delle sue avventure, moglie a parte.
La pausa pranzo è utilissima per staccare e fare quattro chiacchiere in libertà, ma per vizio finiamo lì, rispolveriamo battute, episodi significativi, tal volta imitazioni belle e buone, TIC TAC TIC TAC TIC TAC, lei, PLOF-PRRRRRRR-PLOOOFFF, lui. Ci chiediamo come stanno realmente le cose tra loro. Ma sarà amore vero? Un amore fatto di numeri, fatturato, spese, commissioni... DIN DIN DIN di monete sonanti. Un mistero immaginarli in preda alla passione, forse dipenderà dal grafico degli affari, in salita o in discesa! Sopra o sotto? Senza volercene siamo, ahinoi, consapevoli che il gioco ci torna contro, qualcuno dice "parliamo d'altro?".. impossibile!
(ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale)
roma, maggio 1999
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