NTERVISTA ai registi del corto "Il segreto di Pius"

Al Festival del film di Roma lo spazio c'è anche per i giovani. Oggi, in un gremito Teatro studio uno, è andato in scena il Gran galà del festival universitario del corto, con la proiezione dei dieci finalisti. Tema del concorso il valore della vita.

Una kermesse interessante, dagli esiti estetici e tecnici non sempre brillanti ma che ha visto in agone opere tutte interessanti, ciascuna con una scintilla di estro e novità che lascia ben sperare per il futuro del cinema italiano. Segnaliamo i tre premiati: terzo classificato "Penthesilea" di Emanuela Di Vito; secondo "La sciarpa di Pasolini" di Francesca D'archino della LUISS di Roma; Primo classificato "Il segreto di Pius" di Gioacchino "Gino" D'amico e Alessia Cappuccini, giovani e promettenti registi l'uno di 24 l'atra di ventidue anni studenti all'Accademia di Belle arti. Gentilmente i ragazzi hanno scambiato qualche parola con noi e vi riportiamo l'intervista.

Innanzitutto complimenti per questa bella opera, intelligente, perfettamente risolta nello spazio di un corto e dall'alto profilo tecnico. La trama poi è molto originale e la realizzazione rende merito all'idea iniziale. Come nasce il soggetto, è stato realizzato per il concorso?

Alessia: La storia nasce prima, era un progetto che avevamo realizzato da un po'. La fortuna è stata quella di trovare questo bel concorso con un tema così attinente.

Gino: Sì, è stata una bella fortuna trovare un tema così attinente per una storia molto personale.

Subito una domanda cattiva: secondo voi cosa mancava negli altri lavori in concorso rispetto al vostro?

Gino: Le mancanze erano diverse. Prima di tutto una trama, un soggetto preciso. Poi un basso livello tecnico o attoriale, certo comprensibile visto che in molti casi gli autori venivano da atenei che non danno alcuna competenza pratica. Spesso sono facoltà che studiano solo il cinema, in via teorica, quindi in ogni caso molti degli esiti sono già una gran cosa.

Alessia: C'erano però anche altre Università di cinema. La nostra fortuna è avere tante ore di pratica e insegnanti di ottimo livello. Se anche loro avessero avuto le nostre stesse possibilità sicuramente avrebbero potuto presentare materiali interessanti.

Gino:  Personalmente, poi, quella del cinema, della fotografia e della ripresa è una passione che coltivo dall'età di sedici anni. È chiaro che col tempo ho potuto fare molte esperienze, maturare molto. Voglio però essere il più possibile autocritico. Il corto ha delle pecche dovute al fatto che noi di esso abbiamo curato tutto. Abbiamo organizzato gli incontri, cucinato oltre ad esserci occupati di settori, come quello audio, che non ci competono. Il mixaggio è stato un grave problema per il film. Noi non siamo tecnici del suono, quello non è il nostro settore. È chiaro però che con un budget di duecento euro è stato impossibile fare altrimenti

Incontrando altri autori, fra i quali i Manetti Bros, maestri del cinema indipendente, il consiglio più interessante è stato quello di fare un film per il film stesso. Cioè perché c'è il desiderio di raccontare una storia non perché si vuole fare i registi. Vi ritrovate in questa affermazione?

Gino: La condividiamo pienamente. Devi sapere che questo nostro prodotto è molto intimo, nasce da un vissuto mio personale, quindi in fase di scrittura ho cercato proprio di far riaffiorare alla memoria ricordi ed emozioni da me stesso vissute. Anche i suoni per noi erano molto importanti, necessari per far percepire allo spettatore determinate sensazioni. Noi cerchiamo di raccontare una storia con tutti gli elementi possibili, immagine e suono, non soltanto con l'interpretazione degli attori. Il nostro primo corto, infatti, è stato un tentativo di raccontare una storia senza il parlato, utilizzando le sole immagini e molti suoni, ma senza la voce degli attori. Anche in quel caso, come in questo, ci ha aiutato un bravissimo Simone Terranova, protagonista de "il segreto di Pius".

Cosa ne pensate del Festival, cosa cambiereste?

Alessia: Questa è la prima volta che noi siamo qui e ci sembra tutto bellissimo. Non potremmo desiderare di meglio, quindi non ci sentiamo in grado di dare suggerimenti.