Giovanni e Paolo

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A Roma, sulle pendici del Celio, c'è una basilica antica, di quelle perfette per i matrimoni. E' la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, due fratelli martirizzati dall'imperatore Giuliano nella metà del IV secolo. Due nomi che ricordano quelli di altri due uomini, che appaiono sempre accomunati: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, magistrati e martiri anche loro, anche se della Mafia. Le loro statue, collocate in centro a Palermo, sono state danneggiate e vilipese. Un segnale - chiaro e semplice ma non per questo meno esecrabile - che giunge qualche giorno dopo la notizia di cronaca sulle riunioni delle 'ndrine calabresi in una sala dedicata ai due palermitani. Un segnale che, come primo effetto, ha ridotto all'osso i partecipanti alla manifestazione dell'agenda rossa di Paolo Borsellino, ucciso proprio il 19 luglio del 1992.


Oggi il Presidente Napolitano invita a fare chiarezza sulle stragi che hanno portato alla loro morte ed alla morte delle persone che erano con loro. Un invito che non si può non cogliere dopo l'offesa che è stata recata alla loro memoria e con essa alla volontà di coloro, non solo a Palermo, che vogliono la verità e sperano in una società più giusta e libera.  Una società che non abbia bisogno di martiri, eroi o santi.


Marx