NOTA DI REGIA a Traum des Teufels

NOTA DI REGIA

di Lorenzo Cataldi

 

Quando ci si sveglia dentro un sogno è inevitabile che passi un certo lasso di tempo prima di comprendere che si è ancora addormentati. L’esperienza è comune a molti e si accompagna sempre ad una certa dose di sgomento stupore. Vivere un falso risveglio non è immediatamente inquietante per il semplice fatto di alludere ad una impossibilità del vero risveglio, ma lo è perché ci pone dinnanzi ad un inganno che ci rende evidente la nostra ingenuità. Si deve riconoscere a se stessi la relatività di un giudizio, così fondamentale, da sancire il limite stesso tra reale e onirico. Questo perché un falso risveglio non testimonia semplicemente come i sogni possano somigliare alla realtà, ma, piuttosto, come la realtà possa assumere i tratti del sogno come in sordina; di nascosto dalla vigile veglia della coscienza. Questo diabolico inganno è la potenza del sogno.

A riconoscere al sogno la sua natura di inganno fu un francese, è Cartesio a connettere per primo sogni e realtà sul modo dell’inganno e per il termine medio della follia. È la natura di quell’inganno, infatti, ad obbligarlo a questa intuizione: «Proprio ben detto! Come se non fossi un uomo, invece, e, quando di notte dormo, nei sogni non mi venissero le stesse fantasie che a quei insani quando sono desti, e talora anche di più inverosimili!». L’intima prossimità tra sogno e follia si gioca sul terreno dell’inganno. L’esperienza del falso risveglio consiste, infatti, nell’essere catturati in una macchinazione che funziona producendo una realtà virtuale in tutto e per tutto indistinta dalla realtà attuale. L’inganno è il punto di massima indistinzione, l’attimo in cui, dentro al sogno, ci si crede svegli. Questo è l’artificio, par excellence, del diavolo ed è anche la via che porta Cartesio dal sogno al dubbio iperbolico attraverso il (personaggio del) genio maligno, ovvero di un supremo ingannatore che, con il suo ingegno, si fa burla della coscienza e della sua veglia. Se Traum des Teufels è il racconto di una falso risveglio, allora, deve essere in grado di mostrare la presenza di un diavolo o diun «genio maligno» e, se questo è ruolo c’é, non spetta semplicemente al personaggio dell’antagonista. Innanzitutto il «genio maligno» è la stazione radio in se stessa, perché l’inganno del diavolo, si sa, risiede nel potere del controllo.

È noto che i dubbi cartesiani, per quanto radicali e fondati, presto o tardi, trovano una soluzione. Ma se Cartesio sente urgentemente il bisogno di confutare l’obiezione del genio maligno, non sembra immediatamente preoccupato dalla questione del sogno, che pure del genio ne è il padre. In effetti pare quasi dimenticarsi del problema salvo poi risolverlo, quasi di sfuggita, nell’ultimo paragrafo delle sue Meditazioni: «Ora riconosco infatti che essi differiscono invece grandemente, in quanto i sogni non si collegano mai con tutti gli altri eventi della vita, mercé la memoria, come accade invece a chi è desto». È dunque alla memoria, e alle sue invenzioni, che viene affidato il difficile compito di sancire una netta distinzione tra sogno e realtà. Alla memoria vale a dire a un ordine narrativo, in questo caso al racconto delle cause. Bisogna pretendere a se stessi la serie causale alla fine della quale ci si trova come un punto, qui ed ora. Ma, secondo Cartesio, questo racconto non appartiene al sogno, di qui la possibilità stessa della distinzione tra il sogno e il reale. Ci sono dunque due modi, ed entrambi si confondono nell’inganno, il modo che procede secondo la relazione continua causa-effetto, il modo della realtà che deve essere capace di esibire la linearità del suo racconto; e il modo che procede secondo la relazione (apparentemente) discreta effetto-effetto. Il sogno è un ordine di racconto dove effetti si susseguono ad effetti, senza che sia ravvisabile un meccanismo di derivazione causale: una stessa porta che conduce in tre luoghi diversi, un luogo senza muri dal quale è impossibile uscire, se non restando fermi; oppure trovarsi in un posto senza averlo mai raggiunto. L’inganno del sogno, la sua potenza diabolica o cinematografica, è la soglia in cui i due ordini narrativi si incrociano fino all’indistinzione.

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Commenti

note di regia

ritratto di Fulvio Spagnoli

Grazie per la condivisione con la community dei tuoi pensieri.

Anch'io mi muovo in temi che, comunque, confinano tra sogno e realtà: pertanto, mi fa piacere portarti a conoscenza che i tuoi appunti saranno, anche per me, utilissimi spunti di riflessione.

Fulvio

"il dolce inganno"

ritratto di pat

Affascinante il tema e le note della regia, ho letto d'un fiato, riletto una seconda volta e non escludo la terza! Personalmente lo vivo prepotentemente il dolce inganno del falso risveglio, la mente suggerisce idee, immagini, che vengono da lontano. Queste poi trasposte allo stato di coscienza diventano materia viva di ispirazione, tal volta soluzioni a problematiche svariate e anche fuge reali. Il punto di contatto assoluto e di rottura con regole e censure, sentirlo è tanto, è molto. Effettto-effetto, è vero, dimensioni e piani paralleli e coesistenti, percepiti pienamente nella loro fragilità e potenza. Energia che muove oltre e altrove trova forza dentro la mente. Curiosa, neanche a dirlo, di vedere il corto.

pat

pat