ALEX ROSS: Il Resto è Rumore – Viaggio nella musica del XX secolo.
Finalmente un libro che parla della storia della musica contemporanea!
Una lettura molto gradevole che consiglio a tutte le persone che vogliono conoscere o approfondire la storia del secolo breve pure in chiave musicale. Ciò può servire anche per abbattere quel pregiudizio del quale è vittima tanta musica degli ultimi decenni, e cioè che è ritenuta pressoché inascoltabile!
L’autore, infatti, si chiede perché milioni di persone amano le opere di Picasso o Pollock e le stesse persone trovano insopportabile tanta musica contemporanea. Forse il motivo è che con l’occhio possiamo facilmente fermarci a guardare, cambiare la prospettiva, la musica invece scorre inesorabile “travolgendo” l’ascoltatore. Aggiungerei che l’orecchio di molte persone è troppo abituato ai suoni fugaci della quotidianità e rifugge l’ascolto più attento e il secondo ascolto.
Eppure tutti sappiamo che tanti autori del 900 hanno composto musica tutt’altro che di difficile ascolto e che tutti conosciamo, a volte è persino usata negli spot pubblicitari! Basta pensare a compositori come Britten, Shostakovich e Prokofiev. Per non parlare di Richard Strauss e Igor Stravinsky, due autentici giganti della musica molto amati dal pubblico. Non sono certo loro i responsabili della disaffezione della gente.
I principali “imputati” sono i compositori della cosiddetta seconda scuola di Vienna (Schoenberg, Webern e Berg) e i loro prosecutori, per non parlare delle cosiddette avanguardie artistiche (John Cage in testa). In breve, quei compositori straordinari e coraggiosi che hanno cercato un nuovo modo di comporre, rifiutando la tonalità, quella nota fondamentale che rende un brano immediatamente riconoscibile e di più facile comprensione.
Il problema secondo me è che un nuovo modo di comporre richiede un nuovo modo di ascoltare, e rieducare l’orecchio non è certo facile. Però è anche vero che la musica più recente è il risultato di un percorso storico e quindi se si percorresse con le proprie orecchie (e magari con l’ausilio di un libro come questo) un lungo viaggio dalla musica più antica alla musica odierna più estrema, sono sicuro che l’orecchio ne uscirebbe arricchito e tutto acquisterebbe un senso nuovo e compiuto.
Detto questo, devo fare anche una critica a questo bel volume. Si dà poco spazio a compositori contemporanei molto importanti come Henze, Berio, Davies e Schnittke (e ce ne sarebbero altri) e tantissimo spazio a compositori come Copland e ai cosiddetti minimalisti, probabilmente perché sono tutti musicisti americani e il minimalismo è l’unica corrente musicale “colta” nata negli USA (l'Autore è il critico del "New Yorker"). Intendiamoci, mi sta benissimo dedicare molte pagine a questi musicisti, ma non mi è piaciuto come sono stati “liquidati” in poche righe altri grandi compositori.
Del resto, il campanilismo è un male comune, anche Massimo Mila, nella sua storia della musica, indugia molto sui compositori italiani, probabilmente sono anche scelte di marketing.
- Eugenio Tassitano's blog
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