Il cuore di Julio

Quando ci siamo incontrati per la prima volta, io e Julio Solinas, stavamo lavorando a "Pausa Sigaretta", una sit-com completamente indipendente, realizzata a basso budget ma con molto impegno. L'ho salutato al bar dove, insieme al resto del cast artistico e tecnico, ci eravamo dati appuntamento. Julio è arrivato prima degli altri. Leggeva il giornale e scuoteva la testa davanti alle notizie di politica e malaffare che sono un appuntamento fisso sulle colonne dei quotidiani. Neanche a farlo apposta il ruolo per cui io e Marcello Conte lo avevamo scelto era quello di un onorevole truffaldino e meschino. E la parte gli è subito piaciuta, l'ha fatta propria e ci ha regalato per un giorno la sua infinita professionalità, il suo talento e la sua passione.

Julio apparteneva a quella rara schiera di persone che si lasciano coinvolgere da un lavoro, che lo fanno proprio perché ci credono, che in un gruppo di lavoro lasciano un segno e sanno far trasparire il proprio mestiere con naturalezza. E non importa se non ci sono soldi, se i ritmi sono serrati, se la giornata inizia alle 6 e finisce alle 2. Quello che a lui interessava era che dietro un ruolo, dentro una sceneggiatura, tra le file di un gruppo di lavoro ci fosse cuore. 

E il cuore, geloso di lui, se l'è portato via.