Io e il Muro di Berlino
Venti anni fa cadeva il muro di Berlino.
Venti anni fa avevo vent’anni, più o meno.
Non lo so se realmente ci rendevamo conto di quello che stava accadendo, ma la sensazione diffusa era di grande positività, un preludio beneaugurante ai grandi cambiamenti che la nostra vita di studenti universitari avrebbe avuto da lì in poi.
Mi ricordo che durante i giorni successivi alla caduta del muro, a Valle Giulia, la storica sede della facoltà di Architettura che io frequentavo, c’era gran fermento: si organizzavano collettivi, mostre di fotografie, gruppi pronti a partire per supporto (non si sa bene a supportare “chi” ma l’importante era “supportare”), ci si ritrovava di sera per vedere il cinema di Wenders (“Paris, Texas” sopra a tutti) insomma una grande agitazione, un misto di eccitazione ma anche d’inquietudine. Mi ricordo che, però, c’era almeno da parte mia, la percezione di non essere “abbastanza”: abbastanza informati, abbastanza impegnati, abbastanza colti, abbastanza preparati, soprattutto rispetto alla generazione che ci aveva preceduto! Confidai i miei timori all’amico più impegnato che avevo che mi snocciolò una teoria sulla relatività della storia che sicuramente aveva letto da qualche parte ma che ci tenne molto a far passare come sua, condendola con una serie di “io penso” e di “secondo me” che non avrebbero dovuto lasciare spazio a dubbi sulla paternità dell’idea. E la “teoria di Gabriele” sosteneva, più o meno, che chi compie la storia non ha la percezione di farlo così come anche i testimoni che assistono ai vari accadimenti non hanno ben chiaro l’importanza di quello a cui stanno assistendo, perché è difficile avere una idea globale e critica sulla successione degli eventi o su come questi si collochino o si concatenino, soprattutto mentre stanno accadendo… o almeno, questo è quello che capii io! Mi pare che aggiunse anche un riferimento al “continuum spazio-temporale” ma questo secondo me dipendeva solo dal fatto che Gabriele era uno dei più grandi fan di Star Trek che io abbia mai conosciuto! Comunque, la sua spiegazione mi bastò ed io, convinta dalla sua teoria che faceva sì che io non mi sentissi troppo in colpa per il mio senso di inadeguatezza, continuai la mia vita da studentessa. Qualche tempo dopo la caduta del muro, non ricordo se dopo qualche giorno o qualche mese, accadde qualcosa che mi rafforzò in questa nuova carriera di “testimone relativa della storia” che avevo intrapreso. Ero passata a prendere un caffè dalla mia amica Letizia quando lei m’informò che suo fratello Sandro, era tornato la sera prima da Berlino e aveva riportato qualcosa che dovevo assolutamente vedere. Mi portò nella sala da pranzo e m’indicò la vetrina; e lì, tra l’argenteria e vecchi Capodimonte, lo vidi: un pezzo del “Muro di Berlino”!!! Era un pezzo di cemento grigio e scheggiato e, su un lato, si vedevano dei segni di vernice colorata! No, non me li immaginavo così, non so come me lo immaginassi ma non così! Chiesi a Letizia se potevo toccarlo e lei, dopo una esitazione da Guardiano dell’Arca Perduta, aprì la vetrina e, senza dire una parola ma con un ampio gesto della mano, mi invitò ad avvicinarmi alla reliquia. E allora ci poggiai la mano sopra e rimasi in attesa… beh, devo confessare che la sacralità del momento mi dovette per forza influenzare ma a me sembrò di percepire qualcosa, una sorta di energia che potrei definire negativa, o almeno così mi sembrò… d’altronde cosa mi aspettavo: ero di fronte ad uno degli oggetti più riprovevoli della storia! Inoltre, avevo avuto la notizia che Sandro era un Mauerspechte, cioè una delle persone che nei giorni e nelle settimane successive al 9 novembre accorsero al muro per abbatterlo e staccarne dei souvenir: lui era un Mauerspechte (in tedesco significa letteralmente "picchi del muro") ma la cosa più importante era che io ne conoscevo uno!
Niente male per una “testimone relativa”, eh?
Auf Wiedersehen, Berlin, vedrai che un giorno o l’altro verrò anch’io a conoscerti. Conservo ancora il biglietto aereo che quattro anni fa non mi sentii di usare (per un’ottima ragione).
Auf Wiedersehen
Alessandra
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