Appuntamento al Pigneto
Venerdì pomeriggio dovevo vedere Roberta, una mia amica dei tempi dell’Università; l’età che avanza e la vita sempre più piena di impegni che tutti noi cerchiamo di incastrare nelle “poche” ore del giorno disponibili, hanno fatto sì che lei mi desse appuntamento sotto casa dei nonni, dove più di una volta ci siamo ritrovate per preparare un esame. “Almeno così pranzo con loro!” mi ha detto Roberta e il senso di tenerezza, misto alla nostalgia di rivedere luoghi a me noti fino qualche anno fa, mi hanno fatto vincere la pigrizia, prendere l’auto ed arrivare fino al Pigneto. Parcheggio la macchina (“che culo!” lo scrivo io, mentre voi lo pensate…)
...e scendo proprio davanti ad uno di quei cartelli che ricordano il film che in quel luogo è stato girato: “Roma città aperta” (1945) di Roberto Rossellini. Sono in via Montecuccoli dove fu girata la famosa scena in cui Pina/Anna Magnani viene uccisa mentre corre dietro al camion tedesco che sta portando via il suo futuro sposo. E pensare che non lo sapevo! Quante volte ho camminato con Roberta su questa strada e lei non mi ha mai detto niente! “Perché avrebbe dovuto dirtelo?”, vi starete chiedendo… “allora non scrivevi ancora questo blog, allora “internet” non esisteva nemmeno!”… e smettetela qui che è meglio! “Francesco! Francesco!” cerco di ricordarmi il suo grido disperato e intanto cammino lungo la via per cercare di riconoscere qualcosa ma tutto mi sembra troppo nuovo e troppo colorato; davanti al portone del civico n.15 c’è Roberta che mi aspetta, insieme a nonno Mario: lui, tutti i giorni a quest’ora, va al circolo a giocare a bocce. Dopo una serie di piacevoli convenevoli , “come stai?” “non sei cambiata per niente!”… (tiè!) le faccio la “fatidica” domanda, le chiedo perché non mi abbia mai parlato del film e a quel punto mi ha risposto il “sor Mario”, che da quando lo conosco avrò sentito parlare una manciata di volte, il sor Mario che ha solo due passioni, la “sora Mena” e la Roma e non parla nemmeno di quelle, lui ha cominciato a raccontarmi che il film l’hanno girato alla fine della strada, che lì c’erano stati i bombardamenti, che lui aveva dieci anni e la “sora Mena” otto, che era da poco finita la guerra… e cammina e racconta, racconta e cammina ho passato tutto il pomeriggio con lui. Quindi, questa volta non si parla di un mio “luogo del cinema” ma di un luogo del “sor Mario”, un luogo in cui la sua vita ha incrociato il cinema.
E io e Roberta abbiamo un’altra buona occasione per incontrarci…
Alessandra
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